La Rinosinusite Cronica con Poliposi Nasale rappresenta una patologia infiammatoria cronica delle vie aeree superiori che interessa la mucosa del naso e dei seni paranasali. Nelle forme più severe, la CRSwNP (Severe Chronic Rhinosinusitis with Nasal Polyps) colpisce fino al 4–5% della popolazione mondiale, configurandosi come una condizione ad elevato impatto clinico e sociale.
La malattia è caratterizzata dalla presenza di polipi infiammatori benigni che possono determinare ostruzione nasale persistente, congestione, dolore o pressione facciale e riduzione fino alla perdita completa dell’olfatto. Tali manifestazioni sintomatologiche incidono significativamente sulla qualità di vita dei pazienti, compromettendo le attività quotidiane, la produttività lavorativa e il benessere psicofisico.
La compromissione risulta particolarmente rilevante nei pazienti con comorbidità associate, tra cui l’asma e altre condizioni sostenute da infiammazione di tipo 2, nonché nei soggetti la cui patologia si dimostra refrattaria ai trattamenti convenzionali.
Le attuali strategie terapeutiche prevedono l’impiego cronico di corticosteroidi intranasali, cicli intermittenti di corticosteroidi sistemici e il ricorso alla chirurgia endoscopica dei seni paranasali. Tuttavia, una quota significativa di pazienti non raggiunge un controllo adeguato della malattia. In particolare, la recidiva di poliposi nasale dopo intervento chirurgico si verifica in una percentuale elevata di casi nel medio-lungo termine, con una parte dei pazienti che necessita di ulteriori procedure chirurgiche nel corso della vita.
L’evidenza scientifica ha dimostrato che la persistenza e la recidiva della malattia sono frequentemente correlate alla sottostante infiammazione di tipo 2, che rappresenta un driver patogenetico centrale nella CRSwNP severa.
Negli ultimi anni, l’introduzione dei farmaci biologici mirati ai meccanismi dell’infiammazione di tipo 2 ha rappresentato un’importante innovazione terapeutica. Tali trattamenti hanno mostrato di migliorare in maniera significativa la sintomatologia, ridurre il ricorso a corticosteroidi sistemici e limitare la necessità di ulteriori interventi chirurgici, con un impatto positivo sostanziale sulla qualità di vita dei pazienti affetti da forme severe e non controllate di malattia.
